You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Una “meditazione profana”: così Salvatore Natoli, professore ordinario di Filosofia Teoretica presso l'università di Bari, invita a pensare questo suo ultimo libro nel quale sono raccolti gli interventi apparsi sul quotidiano Avvenire dal settembre 1995 al luglio 1996.
Con la leggerezza che deriva dall'adozione di un linguaggio indirizzato ad un pubblico non specialistico, il libro, muovendo lungo la linea della tradizione sapienziale e della letteratura morale, consente un primo avvicinamento ai temi cari all'Autore ed approfonditi in testi che da Soggetto e fondamento , passando attraverso numerosi saggi critici ed opere quali ad esempio Ermeneutica e genealogia (1981), L'esperienza del dolore (1986) - testo, quest'ultimo, recensito da Graziella Magherini nella Rivista di psicoanalisi -, giungono fino a I nuovi pagani (1995). Temi inscrivibili entro un'incessante ricerca intorno agli spazi eidetici, alle grandi visioni del mondo che hanno consentito agli uomini di configurare la propria esperienza nel contempo come evento individuale e storia collettiva. Temi che in più occasioni hanno richiesto all'Autore un confronto discreto con il pensiero di Freud (ad un confronto diretto con un testo freudiano, Il disagio della civiltà, l'Autore ha dedicato il saggio Felicità e legge).
Lo sfondo epocale sul quale si stagliano le sollecitazioni del libro è il processo di decantazione del cristianesimo, la secolarizzazione che, secondo Natoli, delinea un tratto fondamentale della cultura contemporanea. Due aspetti convergenti e coagenti definiscono la secolarizzazione: l'autoaffermazione dell'Io e l'immanentizzazione di Dio. Il primo concerne il passaggio da Dio all'uomo del criterio di verità, con la conseguente formulazione del progetto di una potenza illimitata come trasferimento dell'idea cristiana di salvezza (secondo un duplice modello costruttivistico/borghese ed apocalittico/rivoluzionario), e l'esito estremo del nichilismo connesso alla caduta finale di un'idea indefett