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In questa annata di Contemporary Psychoanalysis
compaiono ripetutamente alcuni temi cari alla tradizione interpersonale, come la partecipazione dell'analista, la sua disponibilità affettiva alla relazione e l'eventuale rivelazione di sé al paziente, che in questi ultimi anni sono stati incorporati nel “mainstream” teorico e clinico della psicoanalisi ufficiale americana. In più lavori viene sottolineato con forza quanto questi aspetti della tecnica siano parte integrante della tradizione teorica interpersonale, che solo ora viene valorizzata, e qualche volta citata, da psicoanalisti di altro orientamento. Vi si riconosce la preoccupazione di definire con maggiore esattezza i confini della scuola interpersonale e vi si trova un minor numero, rispetto ad annate precedenti, di contributi esterni a questo approccio.
Nel primo numero, tra questi ultimi, segnalo un interessante lavoro di F. Summers, “Existential Guilt: an Object Relation Concept”. Egli parte dall'ipotesi che per numerosi e disturbati pazienti il sentimento di colpa non sia legato solo a fantasie pulsionali o al fatto di non riuscire a separarsi dall'oggetto primario, ma anche alla difficoltà di promuovere una vera espressione di sé. In altre parole, un ambiente di accudimento troppo rigido, che pretende risposte obbligate, può far preferire al bambino il mantenimento del contatto con l'oggetto rispetto all'autenticità e all'autonomia, mettendo così le basi del futuro sentimento di colpa esistenziale. Secondo Summers, in questi casi l'analista deve arrivare ad interpretare al paziente anche i sentimenti di colpa che sono la conseguenza della negazione del proprio Sé e favorire perciò la consapevolezza dei prezzi pagati nell'infanzia per la propria sopravvivenza psicologica.
Nello stesso numero compare il “Symposium: Interpersonal Approaches to the Borderline Patient”, con contributi di S. Buechler, M.J. Blechner, R.B. Gartner, V.O. Leary e R.I. Watson, frutto di anni di confronto su questo argomento. Sembr