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All'inizio delle vacanze estive, alcuni di noi già in viaggio, ci ha raggiunto la triste notizia della morte di Adda Corti. Sapevamo che da circa un anno si trovava in una casa di riposo, vicina a un lago e alla residenza del fratello. Era abbastanza frequente che non riconoscesse il visitatore amico o collega, ma negli ultimi giorni, dopo che la situazione era precipitata per apoplessia, l'obnubilamento si era molto attenuato e aveva ripreso contatto con sé stessa e con i suoi famigliari.
Il ritiro dalla attività professionale e didattica era stato molto graduale: terminate le analisi a candidati, le erano rimaste alcune supervisioni, ma già da qualche tempo aveva rinunciato a tenere un suo seminario all'Istituto di Psicoanalisi. Il suo profondo interesse, di tutta una vita, la portava a continuare a seguire riunioni e convegni scientifici. All'ultimo Convegno Nazionale di psicoanalisi infantile la vedemmo irrequieta a tratti lasciare il suo posto, smarrita, muoversi senza direzione precisa.
Pensando al suo soggiorno a Londra, di preparazione e studio, dalla fine degli anni Cinquanta - '58 forse - al '67, va subito detto che esso ebbe l'effetto di proporre una nuova sostanziosa direzione alla psicoanalisi italiana, iniziando rapporti e scambi più diretti con la psicoanalisi inglese, anzi con la “scuola inglese”, come allora usava dire. In modo particolare riguardo alla psicoanalisi dei bambini, ma non solo per questo ambito, gli analisti