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È possibile immaginare il sogno, nella sua dimensione di oggetto dell'indagine analitica e non di processo neurofisiologico, come struttura a tre stratificazioni. La stratificazione di base, di fatto inconoscibile, contiene il legame dell'allucinazione onirica con la rappresentazione originaria (e quindi con un tempo di attesa tra impulso e scarica) che la differenzia dall'allucinazione immediata della traccia mnestica di un'esperienza di soddisfacimento. La presenza della rappresentazione primaria e di un linguaggio protosimbolico, che presume la funzione di un'area transizionale tra realtà esterna e desiderio, definisce un secondo strato onirico più evoluto. La terza stratificazione del sogno corrisponde alla parola rimossa e all'uso di simboli designanti.
L'uso del sogno nella relazione analitica può servire: a) a comprendere il conflitto che si struttura attorno alla rimozione di un desiderio che ha avuto accesso alla parola; b) a mettere in evidenza le aree in cui il pensiero simbolico (e quindi la possibilità di una fantasmatizzazione) non si è mai pienamente costituito.
In questo lavoro non parlerò del sogno come oggetto di interpretazione sul piano di un conflitto strutturato intorno alla parola rimossa. Mi occuperò invece, in primo luogo, del livello transizionale del sogno nel quale si possono mettere in evidenza i vuoti della trama simbolica corrispondenti alla parola “forclusa”.
Nelle mie intenzioni questo termine indica l'assenza di legami