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Questo piccolo libro, che piacevolmente si legge d'un fiato, è il testo del filmato di un'intervista di Didier Houzel a Frances Tustin. A quattro anni dalla prima edizione in lingua francese, questo interessante colloquio, viene tradotto ed edito in Italia a cura di tre membri ordinari dell'Associazione Italiana di Psicoterapia Infantile
(AIPPI). Nel leggere il testo di questa conversazione, svoltasi in due giorni, è abbastanza sorprendente scoprire quanto spontaneamente la Tustin si mostri in tutta la sua vulnerabilità, semplicemente, come solo una persona dotata di una grand'umanità può fare.
Illustrando l'origine del suo interesse per l'autismo, la Tustin svela se stessa, e candidamente ammette, come l'avvicinarsi all'autismo sia stato dettato da aspetti profondi di sé: “l'autismo - ella dice - era essenzialmente dentro di me, nella mia personale patologia, nella struttura del mio carattere. È proprio questo che lo rendeva degno d'interesse ai miei occhi ed è proprio questo che lo poneva in risonanza con tutto ciò che io stessa avevo provato”. Nell'intervista, per chiarire i dolorosi motivi del suo personale guscio difensivo, la Tustin generosamente ci parla della “infanzia travagliata”, segnata dal costante disaccordo tra i genitori che finirono per vivere separati.
Vicissitudini della vita affettiva ed emotiva s'intrecciano costantemente con le esperienze professionali, l'oggetto di ricerca, le scoperte scientifiche. Così ella ci parla del trauma legato alla perdita del figlio in età infantile, la cui elaborazione la spinse ad indirizzare la propria formazione verso la psicoanalisi infantile alla Tavistock Clinc. Nel suo racconto, vivace, a volte ironico, il lettore è calato nel clima emotivo, rigido e difensivo, che regnava negli anni '50 nel gruppo kleiniano. Alcuni consideravano Melanie Klein “come il Santo Graal” e chi, come la Tustin, faceva delle osservazioni che andavano oltre il pensiero della Klein, doveva sopportare il duro peso di sentirsi un tradito