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Due dei tre fascicoli di questa annata focalizzano l'attenzione sull'analista, sulla sua funzione e il suo funzionamento, sulla sua formazione. Infatti, accanto al primo numero dedicato a “L'enfant écrit” (sia nel senso dell'acquisizione della scrittura da parte del bambino - il bambino scrive - sia soprattutto nel senso del bambino come oggetto e destinatario della teoria psicoanalitica e della letteratura cosiddetta infantile - il bambino scritto), i due successivi hanno come tema rispettivamente “L'analyste en séance” e l'“Apprentissage de la psychanalyse”.
M. Bonnet (“Entre clinique et métapsychologie: le cheminement de l'analyste”) si sofferma sulla presenza della metapsicologia in seduta non solo nell'attività teorizzante dell'analista, ma implicitamente nel nucleo stesso del suo ascolto e della sua parola, indipendentemente dal ricorso effettivo ad essa e individuando la continuità fra la fantasmatizzazione speculativa che interviene in seduta e l'attività teorica extra-seduta proprio nelle tracce metapsicologiche che impregnano e rivelano le emergenze dell'inconscio.
Mentre S. de Mijolla Mellor (“Le plaisir de pensée dans la cure”), proseguendo la sua ricerca sul tema, si interroga sul piacere di pensiero nella seduta, distinguendo il piacere per il riemergere di un ricordo, per il ritrovamento di una parola chiave (paragonato al poeta che trova una rima),