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“Nel nostro secolo è stato ampiamente dimostrato il fatto che centinaia di migliaia di individui relativamente normali, o quantomeno con la tendenza a comportarsi in modo normale, possano prendere parte a violenze socialmente organizzate” (Kernberg, 1998, 4). Il nostro infatti è stato il secolo di regimi che, pur rifacendosi ad ideologie antagoniste, avevano in comune la prassi della sistematica eliminazione di specifiche categorie di persone: per realizzare i loro criminali progetti di sterminio di massa, questi regimi procedettero alla costruzione di strutture (i lager, i gulag) altamente specializzate. È sostenibile che tale apoteosi del Male, che tali e tanti orrori, siano il prodotto di pochi capi “cattivi”? Bisogna, purtroppo, constatare che “date determinate circostanze sociali, molte persone possono diventare assassini” (Kernberg, 1998, 9).
La tradizione freudiana di interrogarsi su questi drammatici temi ha trovato un'ennesima variante applicativa nei lavori della VIII I.P.A. Research Conference, introdotta dalla relazione di Otto Kernberg: “Aggressività, odio, e violenza sociale”. Il modello integrato bio-psico-sociale, presentato da Kernberg per la comprensione delle manifestazioni di violenza sociale, lo porta a