You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
È morta a Milano il 1° dicembre 1998 Luciana Nissim Momigliano. Era nata a Biella 79 anni fa da una famiglia borghese di ebrei non praticanti. Malgrado le leggi razziali, riuscì a laurearsi in Medicina perché era già iscritta all'Università al momento della loro promulgazione. Ventenne era entrata nella cospirazione antifascista insieme con Franco Momigliano, economista famoso, allievo di L. Einaudi, che, dopo la guerra, sarebbe diventato suo marito. Dopo il 25 luglio 1943 si era unita ai partigiani di Giustizia e Libertà in Val d'Aosta. A ventiquattro anni, appena laureata in Medicina, fu catturata dalla milizia fascista insieme a Primo Levi e Vanda Maestro, portata a Fossoli e poi deportata con loro nel campo di sterminio di Auschwitz. Di ritorno dalla deportazione sposò Franco Momigliano che, come dirà in un'intervista, aveva da sempre fatto parte della sua vita, e volle essere pediatra perché, diceva, aveva visto morire troppi bambini. Lei stessa avrebbe perduto la sua prima figlia. Insieme con Franco anmò il periodo d'oro della Ivrea di Adriano Olivetti. Successivamente venne per lei il tempo dell'analisi (“perché i bambini per poterli curare bisogna conoscerli anche dentro”) e la nascita del figlio Alberto. Fu allieva di Musatti e di Fornari e contribuì a portare in Italia l'esperienza kleiniana e bioniana, ma soprattutto portò alla psicoanalisi italiana il contributo inestimabile della sua personale creatività.
Luciana Nissim Momigliano ci ha lasciato per sempre. Devo sforzarmi per mettere un momento tra parentesi, ma non so se ci