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Il visitatore-lettore europeo che si avvicina oggi alla psicoanalisi nord-americana non vi trova più quel dominio incontrastato della psicologia dell'Io con il quale essa veniva identificata fino a qualche decennio fa.
Negli ultimi decenni il filone prevalente (mainstream) della psicoanalisi nord-americana è diventato meno monolitico e più pluralistico (Gabbard, 1997; Kernberg, 1997a), mostrando di aver in vario modo assorbito e metabolizzato il confronto con la psicologia del Sé di Kohut, con la teoria interpersonalista di Sullivan e con la teoria delle relazioni oggettuali britannica (Fairbairn, Klein, Winnicott).
Una ricostruzione storica e un'analisi comparativa dei vari filoni concettuali e tecnici che caratterizzano questo variegato panorama — da tempo oggetto di riflessione da parte di autori americani (Eisold, 1998; Gabbard, 1995; Greenberg, 1991; Greenberg e Mitchell, 1983; Kernberg, 1993a e 1993b; Mitchell, 1988; Mitchell e Black, 1995) — è al di là degli scopi di questa Nota, il cui intento è di proporre un percorso di lettura lungo un tema ampiamente discusso nell'attuale riflessione psicoanalitica statunitense: la partecipazione dell'analista al processo analitico.
Nell'ambito del paradigma “classico” pulsionale il paziente trasferiva i derivati dei propri movimenti pulsionali sull'analista, mentre compito di quest'ultimo