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Secondo Whitehead confrontare le teorie non è una catastrofe, ma è solo un'opportunità. In questo caso si tratta di una buona opportunità. Difatti l'Autrice è una nota analista junghiana, didatta del C.G. Jung Institut di Zurigo e del Centro Italiano di Psicologia Analitica (CIPA), che espone una propria sintesi personale fra lo psicodramma moreniano e la Psicologia Analitica, utilizzando per ponte la concezione junghiana del sogno come dramma, del resto condivisa oggi anche da buona parte degli analisti post-freudiani. Il libro si propone, attraverso l'analisi di un ricco materiale onirico, di riflettere sull'emergenza nel trattamento di immagini archetipiche, che si riferiscono alla simbologia iniziatica, intesa come transizione e congiunzione fra l'esperienza sacra e quella profana.
L'Autrice, con mano delicata e sapiente, trascina chi legge in colti percorsi che dai miti occidentali e orientali rimandano circolarmente a quelli individuali e del gruppo di psicodramma, con lo scopo di “condurre il lettore ad ascoltare dentro di sé gli echi evocati dal materiale descritto”.
Il sottotitolo del libro, “Spazio e tempo dell'anima”, ne delinea lo sfondo teorico, rimandando alla distinzione junghiana fra anima, intelletto e spirito. Com'è noto, la prima non è entità metafisica e religiosa, bensì atteggiamento interiore che ogni individuo rivolge al proprio inconscio. Anima quindi contrapposta ad intelletto, parte puramente razionale a disposizione della coscienza, entrambi sovraordinati dallo spirito