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Questo convegno è la prima “creatura” dell'Osservatorio di psicoanalisi del bambino e dell'adolescente del Centro Milanese di Psicoanalisi “Cesare Musatti”: l'alto numero di adesioni (più di 400 i partecipanti) è un primo indice dell'interesse suscitato.
In attesa della pubblicazione degli atti che consentirà una più efficace circolazione dei pensieri, mi limiterò, seguendo la struttura del programma, a riportare alcuni passaggi significativi. Enzo Funari introduce i lavori richiamando il “quasi divieto” di Freud a che la psicoanalisi si occupasse delle patologie in cui è difficile la realizzazione del transfert. Se questo limite invalicabile è stato messo in crisi con la psicoanalisi infantile e coll'imporsi dell'area della follia all'attenzione degli psicoanalisti, Funari lamenta tuttavia un ancora insufficiente approfondimento della relazione esistente tra la difficoltà ad investire l'oggetto e l'applicabilità del metodo psicoanalitico.
Franco De Masi, in veste di presidente del CMP, ripercorre in una carrellata densa e significativa le tappe fondamentali della travagliata storia della psicoanalisi infantile, soffermandosi sulla vicende dei rapporti tra M. Klein e A. Freud, ma anche con qualche accenno ad una “preistoria” (1913, il piccolo urogallo di Ferenczi; 1920, Helmuth parla ad un congresso di possibili trattamenti di bambini sopra i 7 anni, fornendo i parametri di un setting modificato). Una particolare attenzione merita l'affermazione di De Masi che la psicoanalisi infantile non è un'analisi applicata, derivata da quella degli adulti: “deve” avere una sua forza creativa autonoma.
Ma se occorre ribadire questo, mi chiedo quali forze, più o meno profonde, ostacolino l'acquisizione di uno statuto proprio della psicoanalisi infantile, nonostante tanti anni e tanto cammino di pensiero e di pratica terapeutica: un riconoscimento sembra in effetti ancor oggi non pienamente conseguito, almeno nella realtà italiana.