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Marcella Balconi è morta a Novara — dove abitava — il 6 febbraio scorso, all'età di 80 anni, dopo aver affrontato con grande forza d'animo alcuni mesi di malattia, pienamente cosciente fino alla fine.
Lo scorso anno nella nostra Società Psicoanalitica siamo stati colpiti dalla perdita di colleghe, colleghi, amici, maestri, allievi. Anche Marcella è ora nella mia mente piena di ricordi e rimpianti, insieme a Adda Corti ed a Luciana Nissim Momigliano: tre figure di notevole importanza nella storia del movimento psicoanalitico italiano, nella mia formazione professionale e non solo. In diverso modo mi hanno lasciato una ricca eredità di conoscenze e di esperienze e molta è la mia gratitudine.
Credo di aver sempre sentito parlare di Marcella da quando lavoravo in pediatria e come lei nei consultori O.N.M.I. (l'Opera Nazionale per la Maternità e l'Infanzia, che era allora la organizzazione statale che aveva l'incarico di gestire la prevenzione di tutte le necessità dell'infanzia), poi nel settore della psicologia clinica ed infine nel mondo psicoanalitico; mi erano note le sue varie attività, professionale, scientifica, sociale e politica, le sue idee; il modello di lavoro che via via poteva essere letto nei suoi contributi e nelle riunioni della Neuropsichiatria Infantile circolava dappertutto, ed il suo nome accanto a quello di Mariolina Berrini e di Giovanni Bollea veniva indicato come appartenente al gruppo dei rinnovatori della neuropsichiatria infantile: divenne così molto forte il mio desiderio di conoscerla personalmente.
Ricordo di aver preso un appuntamento per andare a trovarla nella sua sede di lavoro all'Ospedale Maggiore di Novara. Accompagnata da Giovanna Gori Chiarugi e dalla mia figlia che iniziava il suo training per diventare psicoterapeuta dei bambini e dopo un viaggio avventuroso, con treni in ritardo, coincidenze perdute e taxi costosissimi, potei finalmente avere un dialogo con lei, per me tanto importante da consentirmi di reggere quello che allora e