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Nei processi del sogno l'uomo si esercita alla vita vera.
Nel suo tentativo radicale e “impossibile” di autoanalisi Freud si era basato principalmente sull'analisi dei propri sogni e forse per questo ne sottolineò maggiormente l'aspetto criptico qualificandolo come materiale ad alto tasso rappresentativo e a basso tasso di comunicazione, e iconografando l'interpretazione del sogno come “la via regia che porta alla conoscenza dell'inconscio” (Freud, 1899, 553). Nel 1931, nella prefazione alla terza edizione inglese e americana della Traumdeutung, Freud esprimeva la convinzione che la teoria sul sogno fosse rimasta negli anni sostanzialmente invariata e che (forse proprio per questo) continuasse ad essere “la più valida di tutte le scoperte che io abbia mai avuto la fortuna di fare” (1899, 9).
Se oggi, soprattutto per merito di Bion, e una volta lasciata alle spalle l'ipersaturazione kleiniana dei simboli onirici, si sono aggiunti altri pensieri sul sogno che sono confluiti in nuove teorie, ciò non significa che Freud si fosse sbagliato. Bion prenderà il sogno per un altro vertice, sottolineandone la funzione prettamente psichica di trasformazione delle esperienze emotive e sensomotorie - facendolo in definitiva coincidere con la capacità di pensare - e sostenendo per converso che chi “non è in grado di trasformare