You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Realtà psichica-realtà ambientale, interno-esterno, intrapsichico-interpersonale, psicologia unipersonale-psicologia bipersonale (Gill, 1994, capp. 2 e 3; Modell, 1984, cap. 1): sono queste all'incirca le coppie di opposti con le quali si è cercato di concettualizzare la polarità fra l'orientamento a concepire le esperienze del paziente in termini di funzionamento della mente e la tendenza a visualizzarle primariamente come reazioni a un ambiente terapeutico più o meno adeguato. Si tratta di polarità che, anziché articolarsi su un terreno comune, tendono il più delle volte a contrapporsi con reciproca esclusione sulla base di accuse da un lato di appiattire la vita psichica smarrendone la dimensione di interiorità e profondità inconscia, dall'altro di rinchiudersi nel “mito di una mente isolata”.
Ritengo della massima importanza la ricerca, e l'eventuale individuazione, di questo comune territorio, che non potrà avvenire se non sulla base di un'autentica tradizione il cui percorso toccherà, per i motivi che vedremo, alcune tappe fondamentali: Freud, Ferenczi, Balint, Winnicott, Kohut. A questi autori ci accosteremo guidati dal medesimo interrogativo: qual è la natura dell'esperienza fondamentale che il paziente, secondo ciascuno di loro, tende a rivivere nella situazione analitica?
Per quanto riguarda Freud, la risposta non lascia adito a dubbi: si tratta dell'esperienza pulsionale, in particolare libidica (1), nei suoi molteplici aspetti: sia dinamici,