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Il tentativo originale di comprendere le problematiche inerenti alla cultura alla luce degli esiti della ricerca clinica e, reciprocamente, il tentativo di utilizzare una riflessione sulla cultura al fine di comprovare la validità delle ipotesi correlate con il lavoro clinico costituiscono aspetti particolarmente creativi del discorso freudiano. Freud considerava la psicoanalisi non solo uno strumento utile ai fini di un'indagine della dimensione individuale, ma anche uno “strumento ausiliario per un lavoro scientifico applicabile agli ambiti più svariati della vita spirituale” (Freud, 1924, 51). La psicoanalisi, egli dice, “ha stabilito connessioni di vasta portata con le scienze dello spirito ed è in procinto di acquisire per la storia delle re-ligioni e della civiltà, per la mitologia e per la letteratura un significato analogo a quello che aveva per la psichiatria” (Freud, 1922, 456).
In questa duplice prospettiva, si rinvengono nell'opera freudiana connessioni di vasta portata tra le dinamiche che caratterizzano lo sviluppo individuale e i fattori che sostengono il processo di civilizzazione, la cui importanza è stata in seguito generalmente disconosciuta; l'enfasi è stata posta invece negli anni del dopo Freud sui limiti delle interpretazioni psicoanalitiche della cultura e sull'infondatezza delle ipotesi che spiegano lo sviluppo civile. Queste critiche e più in generale, una scarsa valorizzazione degli aspetti teorici del discorso psicoanalitico hanno molto contribuito a far sì che fossero quasi del tutto recisi i nessi tra