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Nel suo articolo Otto Kernberg affronta il problema delle differenze tra psicoanalisi e psicoterapia, principalmente a partire dai tre parametri concettuale, clinico e pedagogico. Egli sottolinea giustamente che tale questione implica anche un aspetto politico, in particolare rispetto alle relazioni tra le Società psicoanalitiche e le Associazioni di psicoterapia, ma lo lascia volontariamente da parte per approfondire in particolare le poste teorico-cliniche in gioco in tale problema.
A questo riguardo, osserva che, nella psicoanalisi francese, sembra più difficile stabilire delle differenze a causa della maggiore flessibilità dell'analista e dell'estensione della tecnica psicoanalitica a casi clinici che non rientrano nella cura-tipo, il che metterebbe in discussione l'identità dello psicoanalista. Da questo punto di vista, i francesi e il Gruppo indipendente all'interno della Società britannica condividerebbero una medesima tendenza, il che è esatto nella misura in cui il pensiero psicoanalitico francese è stato fortemente influenzato dall'opera di Winnicott. Come si sa, quest'ultimo ha molto insistito sull'importanza del setting interno dell'analista, in particolare relativamente alla capacità di giocare, per proporre un lavoro psicoanalitico, qualunque sia il setting esterno.
In questa prospettiva, le frontiere tra psicoanalisi e psicoterapia psicoanalitica effettivamente possono diventare sfumate. Tuttavia non penso che si tratti di una confusione che rischia di mettere in discussione l'identità dello psicoanalista, dal momento che nella psicoanalisi francese è del tutto evidente che esistono differenze tra psicoanalisi e psicoterapia psicoanalitica da un punto di vista teorico e clinico. È quello che cercherò di mostrare con alcune osservazioni.