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Il sogno di una paziente in analisi può servire ad introdurre, in modo semplice e figurato, uno dei contrasti principali che hanno accompagnato il dibattito della psicoanalisi rispetto alle psicoterapie. Il sogno sembra, infatti, raffigurare e contrapporre a mo' d'emblema un doppio regime della cura: da un lato viene mostrata “la relazione analitica”, dall'altro si dà una forma specifica alla tensione conoscitiva dell'analisi.
All'inizio dell'analisi la paziente, che si fantasticava come un'elegante e solitaria principessa straniera, appariva murata in una difesa dalle relazioni affettive e sembrava del tutto ignara delle angosce e dei desideri infantili celati dal suo atteggiamento di nobile distacco. In una fase avanzata della sua analisi, la paziente riferisce un breve sogno, assai indicativo di cosa era stata per lei l'esperienza analitica sino a quel momento.
Nel sogno che vogliamo riferire, vede se stessa mentre sta percorrendo un viottolo in salita, accompagnata dall'analista, che cammina al suo fianco. La meta consiste nel raggiungere, sulla sommità della collina, delle rovine archeologiche, per visitarle.
L'interesse principale della paziente non sta nella visita ai resti archeologici, ma proprio nella passeggiata che lei fa avendo a fianco l'analista. Questa prossimità ha una coloritura affettiva dalle molte implicazioni, ma corrisponde soprattutto al suo bisogno di essere fiancheggiata, accompagnata, nella passeggiata - in - salita dell'analisi. Raggiungere le rovine dissepolte è la meta. Tuttavia un decisivo elemento dell'esperienza analitica è stato proprio anche il sentirsi accompagnata, il riuscire a percorrere la strada insieme. Ciò, in effetti, era stato per lei