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François Ladame, già presidente della Società Psicoanalitica Svizzera, direttore dei servizi psichiatrici per adolescenti e giovani adulti dell'Università di Ginevra, appartiene a quel gruppo di analisti europei (cui aderì anche
il sottoscritto) che nel 1995 fondarono la Federazione Europea di Psicoanalisi dell'Adolescenza. L'intento del gruppo era quello di rendere meglio nota ai colleghi la necessità di una formazione specifica nel campo dell'adolescenza e di aprire uno spazio di discussione fra gli analisti che già vi lavorano. Finora questa iniziativa non ha scalfito l'impostazione tradizionale, che è quella di accomunare infanzia e adolescenza in un unico comparto istituzionale, sia ai fini dell'insegnamento che degli incontri scientifici. È l'impostazione che vige nelle università, nell'assistenza pubblica e anche nell'IPA e nella FEP.
Il volume che Ladame ha pubblicato insieme a Maja Perret-Catipovic ha lo scopo di esporre gli argomenti teorici che giustificano un più ampio riconoscimento dell'autonomia della psicoanalisi dell'adolescenza rispetto a quella dell'infanzia sul piano dottrinario e, in qualche misura, anche su quello pratico.
Gli Autori aprono opportunamente l'opera con una breve storia dello sviluppo della psicoanalisi di adolescenti. Essi fanno notare che, da quando Freud portò alla ribalta la sessualità infantile con i Tre saggi, l'avvicinamento degli psicoanalisti all'adolescenza fu molto cauto. L'attenzione accordata al bambino e gli sviluppi teorici che ne erano seguiti (compresa la controversia tra Anna Freud e la Klein) avevano relegato l'adolescenza in secondo piano. Gli Autori suppongono anzi che la sessualità infantile abbia potuto svolgere una funzione di copertura nei confronti dello studio di quella adolescente, cui la realtà del corpo sessuato conferisce una libertà d'esercizio ben più allarmante.
I libri di Aichhorn e della Deutsch non bastarono a recuperare l'interesse clinico per l'adolescenza. Quanto alla Klein ella “ha abbordato