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Questa annata si caratterizza per i numerosi simposi su vari argomenti teorici e tecnici. Come primo tra questi voglio segnalare quello sugli Indipendenti britannici, molto interessante sia per il caso clinico presentato in esteso (una grave patologia borderline) sia per il confronto clinico e teorico tra analisti di aree geografiche e formazioni diverse, gli appartenenti al Middle Group e i relazionali americani.
P. Williams (“Psychotic developments in a sexually abused borderline patient”) con questo lavoro ha vinto nel 1996 il Rosenfeld Clinical Essay Prize, premio triennale istituito alla memoria di H. Rosenfeld che viene attribuito all'autore del miglior lavoro clinico su pazienti borderline o psicotici. Williams sottolinea la costante necessità di separare nel lavoro analitico la personalità psicotica, che è asimbolica, da quella non psicotica, capace di simbolizzazione, di transfert e di pensiero, per evitare confusione e periodi di impasse. La descrizione e l'interpretazione simbolica di entrambi i livelli è possibile e necessaria solo nel transfert non psicotico. La possibilità di successo dell'analisi dipende dalla comprensione e individuazione della parte psicotica e della sua relazione e dominio sulla parte non psicotica della personalità. L'Autore esclude che sia utile interpretare il transfert in una persona con una psicosi data l'incapacità di simbolizzazione dell'organizzazione psicotica che controlla tutto il resto della personalità. Bisogna tenere presente che nella psicosi c'è una qualità di funzionamento “non umana”, per la cui descrizione non sono adeguate le definizioni valide per la nevrosi: si può ancora parlare di transfert e di relazioni oggettuali psicotiche? Non è forse meglio ipotizzare una terminologia e una psicodinamica specifiche delle psicosi?
M. Black, analista relazionale americana, nella sua risposta (“Fracturing drive or fracturing connections. Relational considerations”) sottolinea, in contrasto con Williams, l'importanza delle c