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Data la particolarità di questo annuario, sono conscia che, essendo impossibile riferire, seppur brevemente, su tutti i venti articoli pubblicati nel 1997, dovrei porre l'accento su qualche scritto concernente la psicoanalisi infantile. Spesso, però, la rivista propone argomenti riguardanti la psicoanalisi in generale e oggi scelgo un tema che è oggetto da sempre delle mie riflessioni: la necessità del rispetto per la realtà del paziente. Uno dei primi insegnamenti ricevuti, quand'ero giovanissima studentessa di medicina, fu quello innanzitutto di non nuocere alla persona che si affidava a me. Questo si può ottenere, tra l'altro, attraverso un'osservazione accurata dei sintomi ed un ascolto attento e libero da preconcetti di ciò che il paziente comunica. Tale precetto vale, in modo particolare, per coloro che si occupano della cura dell'anima. Sembra una cosa ovvia, ma, certe volte, rimane solo un'astrazione. Perciò porto all'attenzione del lettore un articolo di Evelyne Albrecht Schwaber circa “La realtà psichica del paziente”.
Da tempo l'Autrice sembra molto impegnata nello studio e nell'approfondimento, da prospettive differenti, degli apporti soggettivi dell'analista, legati a suoi pregiudizi e a sue illazioni, che non corrispondono ai vissuti dei pazienti. Già nel 1990 l'Autrice sottolinea come le nostre teorie debbano derivare dal dare un ordine ai dati clinici rilevati e come esse abbiano la funzione di ampliare i nostri orizzonti percettivi. Ma, spesso ed involontariamente, facciamo riferimento ad esse per trarre conclusioni slegate ed inferire un significato inconscio, cortocircuitando direzioni non esplicitate, alle quali