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Il tema del narcisismo è da tempo diventato oggetto di vaste e profonde ricerche da parte degli psicoanalisti ed ormai numerosissimi sono i lavori scientifici su tale argomento. Contemporaneamente anche il controtransfert ed il funzionamento mentale dell'analista sono stati al centro del dibattito scientifico, allo scopo di comprendere le influenze positive e negative che tale funzionamento può avere sull'andamento del processo analitico.
Nonostante ciò, ho l'impressione che al narcisismo dell'analista, ai suoi disturbi e ai suoi effetti sulla mente dell'analista e, quindi, sul lavoro analitico, non sia stata data l'attenzione che merita, perché relativamente pochi, rispetto alla massa di lavori sul narcisismo, sono i contributi su tale problema, peraltro segnalato fin dagli anni Venti.
Analogamente (Gagliardi, 1992) vi sono abbastanza pochi contributi anche per quanto riguarda il problema delle analisi che si interrompono: forse può essere difficile per gli analisti riuscire ad accettare le manchevolezze della propria scienza e della propria pratica di essa e quindi la propria parte di responsabilità dei fallimenti analitici (Meltzer, 1967; Gagliardi, 1992). Ciò può rivelare quanto la sofferenza narcisistica sia “una spina nel cuore di ogni analista”, perché a mio parere in essa affondano le loro radici l'identità, la vocazione e la formazione di ogni analista.
L'analista corre diversi rischi sul versante narcisistico, molti dei quali connaturati al processo analitico e alle particolarità del setting, e quindi presenti in