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Questo scritto nasce da mie personali riflessioni, da uno studio, ancora parziale, della letteratura, dalla discussione con colleghi della SPI avvenuta in diverse occasioni (un Seminario a Bologna nel 1995, incontri con i due Centri romani e poi con il Centro Milanese nel ).
Il tema che propongo è molto importante per la riflessione sulla psicoanalisi, ma tende a diventare scottante e difficile da trattare perché coinvolge problemi istituzionali. La nostra identità di psicoanalisti colloca nella Istituzione una parte profonda della propria sicurezza. Anche per me, lo riconosco, è così: mi sentirei così libera di formulare pensieri se non avessi un gruppo istituzionalizzato cui comunicarli e con cui discuterli?
Mi sembra giusto incominciare dalle mie riflessioni personali, che precedono nel tempo la ricerca bibliografica sulla storia dell'analisi di training. Poiché, come sappiamo, nessuna narrazione storica è obiettiva, metto subito le carte in tavola: i miei pensieri sull'argomento sono stati, con tutta verosimiglianza, il filtro di lettura.
Perché e quando una persona chiede l'analisi? Potrei dire che ciò accade quando nella sua vita compare una turbolenza. Questa può esprimersi come