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Facciamo risalire le cose ad un periodo preciso: quello che portò alla cosiddetta “scissione” del 1963, tra un gruppo lacaniano ed un gruppo (l'APF, Association psychanalytique de France) che sarà “riconosciuto” dall'IPA (International Psychoanalytical Association).
Non si tratta di riprendere una storia abbastanza ben nota nei suoi dettagli, molto diversamente valutata nei suoi moventi. Vorrei semplicemente mettere in evidenza, dal punto di vista della “formazione”, una prospettiva che non è mai stata descritta in quanto tale.
La domanda di riconoscimento all'IPA, formulata e sostenuta dall'insieme della SFP (Société française de psychanalyse), le discussioni, le riunioni, le inchieste che accompagnano questa procedura, possono a buon diritto essere considerate una sorta di “detonatore”, o meglio di “catalizzatore”. Resta il fatto che il loro significato fu profondo e le loro ripercussioni insospettate.
Ma innanzitutto non bisogna dimenticare che in questa procedura Lacan non era in coda, anche se nella politica quotidiana lasciava operare i suoi “allievi”. All'epoca, vi scorgeva la via privilegiata di una conquista, la porta da aprire per la diffusione internazionale della sua “causa” (identificata con la “Causa”). Non potendo accedere a questa via, Lacan e gli zelanti del lacanismo espansionista ne trovarono altre, poi. La costituzione esplicita di una ILA (International Lacanian Association) sarebbe già da tempo compiuta, non fosse per i dissidi interni.