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Il libro Il campo gruppale raccoglie numerosi lavori presentati al Convegno “L'istituzione, la mente del terapeuta, e gli scenari di gruppo” svoltosi a Verona presso l'Ospedale Santa Giuliana nel 1996.
Punti di vista simili ma non uguali tra di loro si sono incontrati ed hanno dialogato. Ne è nata una trama articolata ed estesa sul tema del campo in psicoanalisi attraverso una narrazione di campo in cui hanno dato il loro contributo diversi autori italiani e stranieri (Marco Bernabei, Luigi Boccanegra, Alessandro Bruni, Nicolas Caparros, Carmelo Conforto, Giuseppe Di Chiara, Antonino Ferro, Eugenio Gaburri, Ronny Jaffé, René Kaës, Claudio Neri, Janine Puget, Riccardo Romano, Goriano Rugi, Marco Sarno).
“Il campo”, scrive Neri, “è qualche cosa che va oltre il concetto di spazio analitico perché è poco circoscrivibile con l'impiego di coordinate di tipo spaziale e temporale. Il campo si produce e si diffonde senza tenere conto di tali limiti […] ed il campo influenza indirettamente il rapporto tra le persone” (p. 148).
Se accostiamo questo concetto di campo con il concetto di mente secondo il pensiero di Corrao, quando affermava che la mente è qualche cosa che va oltre i limiti del soggetto, possiamo dedurre le profonde analogie esistenti tra campo e mente secondo questo vertice. Analogie, ma non sovrapposizioni od omologazioni, sono anche presenti tra il concetto di campo e quello di gruppo e, a tale proposito, è interessante il lavoro di G. Rugi, “La mente estesa e il modello di campo”: l'Autore analizza i punti di connessione tra il campo bipersonale dei Baranger, il gruppo secondo la prospettiva bioniana, il concetto di campo sviluppato da Lewin e da Merleau-Ponty per arrivare ad un'analisi suggestiva di quelli che sono stati gli influssi delle trasformazioni delle leggi della fisica moderna nell'area dei fenomeni mentali.
Il gruppo può essere “laboratorio ed avamposto privilegiato” (Di Chiara, p. 100) per cogliere, accogliere e quindi sviluppare il modello di campo,