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Recensendo due anni fa su questa Rivista (, 131) il libro di Pesavento sulla lezione di Rosenfeld, mi auguravo si realizzasse l'ipotesi, qua e là formulata, di pubblicare i seminari che Rosenfeld aveva tenuto in Italia, a Milano e a Roma, fra la fine degli anni Settanta e la metà degli anni Ottanta, in un lavoro continuo di approfondimento e precisazione della teoria e della tecnica nelle patologie gravi, che neanche l'ultimo libro pubblicato, Comunicazione e Interpretazione (Torino, Bollati Boringhieri, ), a sufficienza testimoniava. Questo augurio trova ora corrispondenza, seppur solo parziale, nel volume pubblicato per merito di un gruppo di colleghi milanesi (Paola Capozzi, Edgardo Caverzasi, Franco De Masi, Angela Galli, Patrizia Gammaro Moroni, Ronny Jaffé, Michele Stuflesser).
Solo parziale perché, per contenere in termini ragionevoli il numero delle pagine, i colleghi han dovuto limitarsi a pubblicare quattro seminari teorici, già ben intessuti di clinica, e cinque seminari clinici (cioè la trascrizione della supervisione su materiale clinico presentato da colleghi italiani) svoltisi fra il 1981 e il 1985.
I seminari teorici riguardano il transfert psicotico, la relazione fra sintomi psicosomatici e stati psicotici latenti, i problemi nella comunicazione tra paziente e analista, l'uso della fantasia da parte dell'analista; questi contributi sono tutti molto originali e innovativi, certamente ancora attuali; inevitabilmente sono testi, che non possono trasmettere l'emozione che si provava nel vedere Rosenfeld allargare oralmente il testo scritto, trasformando la teoria sotto i nostri occhi. I seminari clinici riflettono però molto bene l'impegno che il maestro profondeva nel precisare i contenuti e i modi della comunicazione del paziente e nel valutare la capacità di comprensione e risposta dell'analista; non generiche operazioni di contenimento e di empatia, ma sottile e approfondita penetrazione del materiale verbale, extraverbale e controtransferale, che ric