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Il libro Psicoanalisi e psichiatria, edito da Berti Ceroni e Correale si presenta come un testo robusto, non occasionale e meditato che costituisce un ulteriore passo in avanti della Società Psicoanalitica Italiana nel suo fecondo rapporto con la psichiatria e con il mondo istituzionale psichiatrico.
È noto che molti psicoanalisti della nostra Società hanno avuto una pluriennale pratica e una salda esperienza psichiatrica che si sono concluse prima dell'iter naturale per l'esigenza di maturare un'identità analitica a tempo pieno. Altri colleghi, invece, come i due curatori del libro, lavorano contemporaneamente nell'istituzione e nella stanza dell'analisi mantenendo un delicato equilibrio tra contesti e setting diversi e alimentando legami preziosi per la nostra Associazione e per il nostro orizzonte culturale.
La caratteristica specifica della nostra Società è stata da tempo quella di coagulare e valorizzare gruppi di lavoro attorno a temi di confine, ma non per questo laterali, che hanno prodotto necessarie operazioni di confronto e contatto con culture e gruppi destinati ad essere i naturali recettori della riflessione psicanalitica e serbatoi di vocazioni e di professionalità analitiche future.
Da questo complesso punto d'osservazione sono emerse in Italia testimonianze importanti che non sono esitate tanto in lavori di psichiatria dinamica (viene in mente a questo proposito il volume intelligente e utile di O. Gabbard, sempre edito da Cortina) quanto in tentativi, meditati e collettivi, atti a formare punti di vista condivisi sul lavoro istituzionale e sulla pratica terapeutica psichiatrica.
Anche ad operazioni di questo tipo (che - è bene dirlo - non sono mai riuscite a concretizzarsi a livello dell'IPA, nonostante i tentativi) dobbiamo il fatto che la SPI mantiene tuttora una forte vitalità collettiva, ben radicata nella cultura e nella realtà professionale del nostro paese.
Tutto questo senza confondere la ricerca psicoanalitica vera e propria, che rimane ancorat