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La storia non si snoda come una catena di anelli ininterrotta. In ogni caso molti anelli non tengono. La storia non contiene il prima e il dopo nulla che in lei borbotti a lento fuoco.
Dopo i versi di Eugenio Montale, che in forma di coro ci accompagneranno nel nostro percorso, le parole dello storico George Duby (1980, 85): “Sono persuaso della soggettività del discorso storico, che questo discorso è il prodotto di un sogno, di un sogno che non è tuttavia interamente libero, giacché i grandi sipari di immagini, di cui è fatto, devono necessariamente essere assicurati a dei ganci: le tracce”. Questa citazione è da me utilizzata perché bene esprime uno dei problemi cruciali delle Costruzioni: la necessità dell'invenzione e la sua potenziale arbitrarietà; ma lo storico, con il riferimento alle tracce, ci indica una soluzione di questo dilemma, soluzione, a mio avviso squisitamente “freudiana”, che in seguito riprenderò.
Il breve saggio Costruzioni nell' analisi, disegna nel suo percorso l'intero tragitto freudiano: si apre nella prospettiva della giustificazione (Rechtfertigung), per approdare alla comunicazione (Mitteilung), aprendo così l'analisi all'aspetto dialogico, tra analista e paziente. Ma esso può essere letto anche come una sorta di “dialogo” interiore, di Freud che, in quel periodo, sta rivedendo il lavoro di