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Le storie succedono a chi sa raccontarle.
This exists that is its after having been said We know.
Tutti i dolori sono sopportabili se li si inserisce in una storia.
Un paziente di ventinove anni alla sua prima seduta di analisi, esordisce con un sogno: “Questa notte ho avuto un incubo, lo stesso incubo che tante volte ricordo di aver fatto da bambino: ero nel mio lettino e alle mie spalle c'era un terribile lupo con gli occhiali, seduto”.
L'analista, rinunciando a tutta una serie di possibili e per lui scontati interventi (cogliere il terrore e la persecuzione del paziente alla prima seduta di analisi, o l'avidità proiettata e così via), opta per un intervento insaturo, che coglie però l'emozione del momento.
Fa quindi un commento del tipo: “Dev'essere terribilmente angosciante per un bambino avere un lupo alle spalle”, il paziente sente compreso e condiviso il proprio terrore, condivisa e raccolta la propria esperienza emotiva (è come se l'analista, con estremo tatto, gli dicesse: “È comprensibile che tu alla prima seduta di analisi — tu bambino — abbia paura di me, della tua istintualità, di tutto quello che non conosci di te stesso”) ed opera o, meglio, testimonia il cambio di clima che questo intervento determina. Oggi, direi, si è determinata nel campo una trasformazione narrativa. Il paziente risponde: “Ma in effetti la posizione reciproca