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L'esistenza di un rapporto tra cultura e odio costituisce una realtà testimoniata ogni giorno da lotte, guerre, stragi, pulizie etniche varie. Una realtà dunque che, in quanto dato, è purtroppo evidente. La spiegazione di questo rapporto, invece, è molto meno evidente, già a partire dalla posizione reciproca di questi termini: ad esempio ci si può chiedere se sia l'esistenza di un tipo particolare di odio, un odio indifferenziato, impersonale, a rendere la cultura — che è a sua volta qualcosa di impersonale — un oggetto idoneo a manifestarlo o se invece sia, ad esempio, l'esistenza di culture differenti a provocare esplosioni di odio. Oppure ancora ci si può chiedere se non sia caratteristica di ogni cultura, della cultura in sé, il fatto di essere espressione dell'odio.
Dichiaro subito la mia incompetenza ad affrontare questo problema dal punto di vista etnologico, antropologico, sociologico e, viceversa, la mia competenza dal solo punto di vista psicoanalitico. Vedrò dunque il problema dal punto di vista dell'individuo, essendo la psicoanalisi per eccellenza la scienza che studia la complessità dell'individuo a partire dall'indagine sulla soggettività. Ora, se ci poniamo da questo punto di vista, la cultura è un oggetto dell'apparato psichico dotato di alcune caratteristiche che vale la pena di sottolineare.
1. Innanzitutto si tratta di un oggetto che fisiologicamente sta, per così dire, in secondo piano (Semi, 1983). Intendo dire che — studiosi a parte — nella vita quotidiana la propria cultura non costituisce un oggetto di osservazione per il soggetto, il quale la utilizza e basta. Alcuni aspetti della propria cultura possono