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È così improprio, così crudelmente e straniatamente difforme che Parthenope Bion — che con Anna Baruzzi ha curato l'edizione italiana e con G. Nebbiosi la traduzione anche di questa seconda parte della Memoria del futuro — non abbia potuto neppure vederla e prenderla in mano appena uscita. Né ci è di molta consolazione che abbia fatto in tempo a provvedere di prefazione e postfazione Addomesticare pensieri selvatici e Memorie di guerra 1917-1919 del padre, Wilfred Bion, appena pubblicati da Karnac, quando realizziamo che il suo progettato libro sulla genesi delle idee di Bion attraverso l'esame dei libri della sua biblioteca — come apprendiamo dal necrologio di Borgogno e Merciai — non potrà più essere scritto.
Dire che la lettura di Presentare il passato impegna e affatica è limitativo e scontato. Si ha un po' l'impressione di inoltrarsi in una primigenia foresta lungo un sentiero, che può anche essere il principale, ma non è sempre chiaramente indicato, e lascia solo immaginare quali e quanti altri la attraversino, e come per i diversi animali e uccelli i percorsi lungo di essa presentino prospettive ulteriormente svariate. A diversi livelli di superficialità e/o profondità del testo fa riferimento Anna Baruzzi nella sua bella e bioniana “Prefazione”. Il sentiero che ci troviamo (e riusciamo) a percorrere nel fitto di questa popolata e fiorita foresta è più o meno quello segnalato da Meltzer in una conferenza a Oxford. Finché successive ripetute esplorazioni non proporranno itinerari aggiuntivi o alternativi.
La forma dialogica di un largo tratto de Il sogno riprende dall'inizio di questa seconda parte della Memoria. Ritroviamo alcuni dei personaggi e non è tanto la comparsa di nuovi e diversi che ci prende, quanto i motivi della loro variabile aggregazione e il senso complesso e più recondito della loro personificazione. I latifondisti Alice e Roland non compaiono più come coppia coniugale. Lei perde rilievo, diventando cameriera di Rosemary, che, da sua cameriera,