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Credo che non sia un caso che il libro dello psicoanalista Claude Balier Psychanalyse des comportments sexuels violents, uscito in Francia nel 1996, sia stato tradotto in una collana di criminologia clinica e psichiatria forense e non in una collana psicoanalitica, magari presso lo stesso editore.
La prima domanda da porci è la seguente: come mai gli psicoanalisti tendono a non interessarsi specificamente degli aspetti psicopatologici legati agli atti di violenza sessuale, demandando questi aspetti a criminologi e psichiatri forensi?
Penso che non possa bastare la risposta che l'autore di violenze sessuali generalmente non richiede un'analisi, sia perché è ampiamente nota la presenza di fantasie e talvolta di esperienze di abuso sessuale attuato o subito in pazienti in analisi, sia perché la psicoanalisi ha spesso avuto molto da dire su patologie e comportamenti sociali non immediatamente analizzabili sul lettino (mi riferisco, per esempio, alla ricchezza di elaborazioni in tema di bioetica). Tra l'altro, se si parla in psicoanalisi in termini di fantasie, “essa dovrebbe essere interessata”, come dice l'Autore nell'introduzione, “a quello che succede realmente quando il padre stupra la figlia o quando la fascinazione sessuale si spinge fino all'omicidio”.
Il passaggio dalla teoria della seduzione realmente verificatasi alla teoria della fantasia seduttiva in Freud ha indubbiamente spostato l'attenzione sulle fantasie traumatiche e sui racconti interpretati come proiezioni di desideri tanto violenti quanto inaccettabili, ma bisogna dire che Freud non rinnegò mai del tutto la prima teoria, semplicemente lasciandola coesistere con la nuova.
Vorrei solo ricordare per esempio, che il termine pedofilia non è presente negli indici delle opere freudiane, né è presente negli scritti di Melanie Klein, di Bion e di Winnicott e che sono pochissimi i lavori psicoanalitici sull'argomento, pur essendo noto sia a Freud, che a Ferenczi e ad Abraham, la presenza non solo di fantasie