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Udii un bambino, che aveva paura del buio, gridare dalla stanza vicina:
“Zia, parlami, ho paura”. “Ma a che ti serve, non mi vedi mica”; e il bambino:
“Se qualcuno parla, diventa più chiaro” (O.S.F., 8, 559)
Alba tragica, potremmo dire, quella che annuncia agli inizi del secolo l'avvento della psicoanalisi infantile. Tragica per i drammi che hanno segnato e accompagnato la vita delle tre “pioniere”, vere protagoniste del libro (, , e ), ma tragica anche per quel grande, silenzioso travaglio che, immergendosi non senza rischi nelle contraddizioni che denotano il campo della psicoanalisi infantile, dispone il terreno a ospitarne il seme e a favorirne la crescita. La psicoanalisi infantile nasce tra sofferenze e contraddizioni, si sviluppa nella grandi controversie che oppongono A. Freud e M. Klein, e stenta, a cent'anni dalla nascita della psicoanalisi, ad essere considerata figlia legittima del movimento psicoanalitico e a trovare una sua collocazione nella istituzione psicoanalitica; eppure, proprio per le contraddizioni in cui si muove, essa è fonte di grande arricchimento per la teoria, per la tecnica,