You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Se il 1998 è stato l'anno ferencziano, come l'ha definito Carloni, Franco Borgogno con la raccolta di lavori su Ferenczi si è assunto il compito di andare oltre il significato di una celebrazione, per testimoniare un evento, il Congresso Internazionale di Madrid del marzo 1998, che nella storia della nostra disciplina ha contribuito al “rinascimento” del pensiero di Sándor Ferenczi, a “rendergli giustizia” riabilitandolo dalle infondate e malevoli accuse di Jones, per ridargli quel posto che gli spetta nella storia della psicoanalisi. Borgogno ha scelto i saggi di C. Bonomi e di J. Dupont per concludere il suo libro con un riesame del giudizio di Jones sulla “paranoia” di Ferenczi e con una ricerca delle ragioni che hanno spinto la comunità psicoanalitica ad accettare tanto facilmente quelle dichiarazioni.
Il sottotitolo del libro enuncia il filo conduttore che Borgogno ha avuto in mente nello scegliere fra i numerosi lavori del Congresso: “Il contributo di Sándor Ferenczi al pensiero psicoanalitico contemporaneo”. Indubbiamente, nel dibattito odierno sulle nuove prospettive della psicoanalisi, il lavoro pratico e teorico di Ferenczi appare puntualmente come una anticipazione della gran parte delle esplorazioni ed utilizzazioni che sono seguite alla teoria ed al metodo creati da Freud, tale da potersi considerare, come dice Green, “base del rinnovamento del pensiero psicoanalitico”.
Le prime due, delle sei parti in cui il volume è diviso, aprono proprio questioni di teoria e di tecnica a partire dal concetto di controtransfert (A. Haynal) con il quale Ferenczi anticipa la visione della psicoanalisi bipersonale e l'idea della mente in trasformazione in un contesto interpersonale. L.M. Cabrè descrive come Ferenczi, sviluppando le intuizioni di Freud, sia però riuscito a parlare dei problemi relativi alla risposta affettiva dell'analista con minor timore rispetto al maestro e come a lui si siano poi ispirati negli anni '50 Heimann e Winnicott nei loro innovativi punti di