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Con “Immagini storie e costruzioni nell'analisi del bambino e dell'adolescente”, volume 36 dei Quaderni di Psicoterapia Infantile, si chiude la “storica” edizione di questa rivista, fondata e curata per molti anni da Carlo Brutti e Francesco Scotti, e più recentemente portata avanti da Carlo Brutti e Rita Parlani. Il tema di quest'ultimo volume dei Quaderni, che sembra prospettare uno spartiacque fra la psicoanalisi italiana degli anni '70–'80 (essenzialmente ispirata alla Klein, rivisitata da Meltzer e Harris) e la crescita in essa di una nuova mentalità di soccorso della sofferenza infantile, è “l'immaginario” inteso come “luogo psichico” dove ritrovare gradualmente un contatto emozionale più consapevole con sé e con l'altro quando particolari condizioni di intimità e di distanza richiedono di mantenere ancora segreta e remota la vita mentale e il pensiero che la concerne. Un argomento che è indice, come ho appena suggerito, di un mutamento in corso negli psicoanalisti impegnati nel campo dell'infanzia e dell'adolescenza (ma non solo, a dire il vero) e che segnala per la filosofia di lavoro che sottende l'attuale considera-zione di molte osservazioni di Sándor Fe-renczi e di Anna Freud, apparse ai tempi in cui vennero scritte e proposte troppo compassionevoli, romantiche e protettive nei confronti dei bambini e degli adolescenti a cui in modo solidale si rivolgevano per aiutarli nella loro individuazione.
L'ambito di intervento terapeutico, esplorato dagli autori che contribuiscono a questo volume (Dina Vallino, Marta Badoni, François Sacco, Diana Norsa,