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In un ambiente “giovane”, l'Università di Padova, si è svolto il primo Convegno Nazionale degli Osservatori sulla psicoanalisi del bambino e dell'adolescente; avvenimento di grande rilievo perché in esso sono convogliati i frutti del lavoro sia della Sezione Infanzia e Adolescenza della SPI che degli Osservatori nati all'interno dei vari Centri SPI. Ci sembra importante che il Convegno sia stato dedicato alla sola adolescenza, andando così nella direzione auspicata dalla Federazione Europea di Psicoanalisi dell'Adolescenza, della valorizzazione delle specificità di questa età, tradizionalmente accomunata all'infanzia.
L'organizzazione del Convegno prevedeva una seduta plenaria iniziale, con la relazione di Arnaldo Novelletto (“Modelli teorici e strategie cliniche a confronto”), discussa da Giovanna Giaconia e Vincenzo Bonaminio e quattro workshop, i cui contenuti sarebbero stati elaborati in una riunione plenaria conclusiva.
Stefano Bolognini, nel suo saluto inaugurale, ha sottolineato la ricchezza che deriva dalla forte diversificazione locale e dalla grande varietà di radici culturali che caratterizzano i Centri e, di conseguenza, gli Osservatori.
Dal canto suo, il chairman Marino Milella ci ha ricordato che il lavoro con gli adolescenti consente il contatto con le proprie parti adolescenziali, apparentemente perdute, da cui nasce un impatto controtransferale conflittuale e una adesione empatica struggente, condizioni che costituiscono la ricchezza e la fatica del lavoro con i ragazzi.
Nella sua relazione, Novelletto stabilisce la priorità della clinica rispetto ai modelli teorici, che dovrebbero avere la funzione di “teorie preconsce personalizzate” (Sandler) e opta, sul piano clinico, per una integrazione di modelli teorici diversi e una tolleranza della varietà delle strategie; tale opzione poggia anche sulla considerazione della indefinitezza tuttora insita nella psicologia dell'adolescenza, e sulla non omogeneità (di formazione e intenti) presente nella Sezione “