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È noto che la definizione freudiana del sogno come soddisfazione allucinatoria di un desiderio rimosso nell'infanzia nasce con il Progetto di una psicologia (1895) dove nel sonno il sistema, depositario della pulsione e della memoria dell'esperienza rimossa, si porta verso le porte della percezione e, colpendole dall'interno, crea una percezione senza oggetto, cioè un'allucinazione. Questa operazione è resa possibile dal fatto che il sistema che rappresenta la realtà è messo fuori funzione nel sonno e così la motricità che è inibita. Sempre nel Progetto è fondato il concetto di regressione topica, temporale e formale che opera nel sogno e rende ragione di parte del lavoro onirico prodotto dalla censura. Quest'ultima è responsabile della retorica del sogno, cioè dello scarto tra contenuto latente e contenuto manifesto e quindi della deformazione e distorsione cui va incontro il sogno nel suo formarsi.
Nelle tre regressioni sopra ricordate si concentrano le modalità oniriche che permettono di rivivere le emozioni e le esperienze più significative della ontogenesi. Ciò significa che nel sogno si attiva un processo che ha la memoria come protagonista, che salda il presente al passato e crea un ponte tra le esperienze emotive e affettive attuali e quelle di un tempo, depositate nella memoria o rimosse in un momentaneo oblio. Tutto ciò è reso evidente dal percorso analitico che, in quanto basato sul transfert, permette a queste antiche e rimosse esperienze di ritornare alla luce.
Tuttavia, all'epoca della Traumdeutung, Freud (1900) non è ancora in grado di riconoscere il valore del transfert per la cura. Dovrà fare l'esperienza della reazione terapeutica negativa di Dora (Freud, 1901) per accorgersi dell'importanza