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Del tutto opportuna, per non dire benvenuta, la pubblicazione di questa raccolta di articoli, dieci anni dopo il libro definitivo di Ignacio Matte Blanco che ho avuto la ventura di recensire con anni di ritardo per questa Rivista.
La comparsa di nuove idee, l'irrompere di vere e proprie scoperte in qualsiasi campo o disciplina suscita resistenza per lo sconcerto, lo sconvolgimento che induce nell'ordine delle idee correnti. In fondo alla mia recensione di Pensare, sentire, essere dicevo che il lavoro interpretativo basato sulla bilogica di Matte Blanco rimane per noi ancora piuttosto oscuro: e Eric Rayner qui, nel suo capitolo, ci fa sapere che gran parte dei suoi colleghi britannici ritiene che la bilogica sia interessante sotto il profilo teorico, ma di scarso utilizzo terapeutico. Ebbene con questo libro percorriamo un bel po' di strada nella comprensione di come e quanto in un'analisi sia indicato impiegare la bilogica, accanto a teorie più correnti, quali l'identificazione proiettiva o l'interazione contenitore-contenuto. E questo è possibile non solo nei capitoli della Parte seconda, “Bi-logica e clinica psicoanalitica”, ma anche attraverso la Parte prima, “Bi-logica, riflessione filosofica ed esperienza estetica”. Su una Parte terza di “Testimonianze”, come anche su quei capitoli che trattano temi molto particolari o di più soggettivo interesse per l'autore, devo scegliere di non soffermarmi.
Nell'introduzione di Bria spiccano a mio avviso due punti, sulla natura e del sogno e dell'oggetto interno, tanto che apprendiamo che il titolo originario di Pensare, sentire, essere era “Mondo interno”. La multidimensionalità dell'inconscio, in sé alieno all'immagine e alla rappresentazione, riceve nel sogno un “dispiegamento immaginativo” che lo configura come “struttura bilogica tridimensionalizzata”. L'oggetto interno, tridimensionale, è sentito come interno al Sé, ma al tempo stesso, in quanto classe, sembra piuttosto contenere il Sé: una “simmetrizzazione della relaz