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Si tratta di un' opera imponente che offre un quadro aggiornato e completo di quell'ormai grande numero di programmi di ricerca che vengono ancora compresi sotto l' unico termine di “attaccamento” ma che spaziano dallo sviluppo infantile alla adolescenza, alla personalità, alla regolazione affettiva, ai legami sociali, alla famiglia, con estensioni — o meglio, con tentativi di estensione — in ognuno di questi campi alla clinica ed alla terapia.
Vi hanno contribuito 55 autori, in massima parte nordamericani (Main, Hesse, Kobak, Bretherton, Greenberg, Dozier, Zeanah, Slade, etc.). Sono presenti anche autori europei (Fonagy, van Ijzendoorn etc.) e sono citati e discussi i più importanti contributi italiani.
In un modo solo un po' paradossale, si può affermare che oggi la teoria dell'attaccamento non sia più una teoria e non riguardi più solo l'attaccamento.
In effetti, dalle originarie ed originali ipotesi speculative di natura etologica formulate da Bowlby sulla base dell'esperienza clinica, lo sviluppo della ricerca è diventato soprattutto empirico, grazie alla messa a punto della Strange Situation da parte della Ainsworth, uno strumento che ha permesso l'osservazione e la valutazione del comportamento del bambino e della coppia adulto-bambino in situazioni standardizzate di laboratorio. Ciò ha permesso di costruire una tipologia delle differenze individuali e di studiare le caratteristiche di continuità o di discontinuità nel corso dello sviluppo stesso.
Analogo potere euristico sembra poter avere la costruzione da parte di Mary Main della A.A.I., Intervista sull'attaccamento dell'adulto, uno strumento, nato per scopi di ricerca, che si sta rivelando prezioso anche nella clinica. Si tratta di una intervista semistrutturata che evoca le esperienze infantili di attaccamento, le loro vicissitudini e l'influenza che hanno avuto sullo sviluppo della personalità adulta. La sua valutazione, però, non si limita all'analisi di queste esperienze, vale a dire