You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Il ricco contributo dei colleghi transalpini si affianca ad altre opere recenti sullo stesso tema (penso, ad esempio, al nostro Quale psicoanalisi per le psicosi? a cura di Correale e Rinaldi (1997) o alla traduzione italiana de Lo psicotico di David Rosenfeld (1992), testimonianza dell'ingresso sempre più deciso e autorevole della clinica psicoanalitica (e dei suoi modelli teorici) nel campo della dimensione psicotica, tanto impegnativo quanto, a mio modo di vedere, capace di stimolare in molti di noi il legame (bioniano) +K.
Per la presentazione dell'opera ho pensato di soffermarmi su pochi capitoli che, a mio modo di vedere, mi pare colgano da un lato la specificità del pensiero transalpino sul tema e, d'altra parte si inseriscano con particolari caratteristiche nell'intricato discorso (internazionale) sulla così complessa questione.
La monografia già nel titolo dei tre volumi promette percorsi che, offrendo inizialmente diverse prospettive teoriche, si spostano sempre più verso il campo della clinica; ed è proprio muovendomi dai contributi del terzo volume: “Pratiques”, che ho individuato una via di commento all'opera.
Mi sono soffermato sul lavoro di Moniques Dechaud-Ferbus: “Un corps pour être”, ovvero sul modo in cui il rapporto tra curante e paziente passa attraverso la corporeità, intesa come dimensione lacerata (primariamente?) dell'esistere psicotico. Il notevole apporto della psicoanalisi a questo tema, basti pensare al lavoro così noto di Tausk del 1919, si è molto allargato nella letteratura contemporanea.
In particolare ho trovato stimolante avvicinare al contributo francese il concetto di D. Rosenfeld di “immagine corporea psicotica primitiva” (David Rosenfeld 1992 p. 48), con cui l'Autore vuole esprimere ciò che il paziente, pur in una condizione di angoscia invasiva, riesce a pensare e comunicare all'analista: la fantasia di un corpo che viene vissuto come membrana che da contenitrice, frantumandosi, non riesce più a trattenere il liquido vitale, sang