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Nella letteratura psicoanalitica sono pochi i lavori dedicati specificamente alla fusionalità. Ricordo in particolare il volume Fusionalità di Neri, Pallier, Petacchi, Soavi e Tagliacozzo del 1990 al quale farò riferimento più volte in questo scritto. The Search for Oneness, di Silverman, Lachman e Milich (1982), pur con la sua opinabile parte sperimentale, contiene degli spunti interessanti, ma si limita in sostanza a considerare la funzione terapeutica (adattiva) dell'evocazione di fantasie di fusione totale, mentre a me interessa trattare dei vissuti di reali fusioni parziali. Riprenderò più oltre l'articolo della Solan (1991), che per certi aspetti più si avvicina ai punti di vista che mi accingo ad esporre.
Molto frequenti sono invece nella letteratura gli accenni, espliciti ed impliciti, o le brevi digressioni su vari aspetti della fusione nei lavori concernenti altri concetti, quali il processo primario, la simbiosi, il narcisismo, la dipendenza, l'identificazione, l'identificazione proiettiva, l'empatia, il rapporto con gli oggetti-Sé ecc. Inoltre sembra che la fusionalità in quanto tale abbia destato interesse negli Autori prevalentemente nei suoi aspetti patologici o comunque nelle situazioni di massiccia regressione.
Ciò di cui vorrei occuparmi in questo scritto sono invece gli aspetti e le funzioni più normali e fisiologiche della fusionalità nella vita mentale adulta e matura, per arrivare a considerare il ruolo che questa fusionalità normale ha anche nella relazione analitica. L'attenzione degli analisti si è andata infatti appuntando sempre di più sulla relazione analista-paziente e sui suoi più nascosti risvolti. Parallelamente si sono anche moltiplicati i tentativi di elaborare modelli dell'accadere psichico meno schematici e meno semplicistici nella loro linearità.