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La terapia psicoanalitica è un'attività molto privata e intima. Si svolge fra due persone, in una stanza chiusa, con una elevata frequenza temporale, e riguarda il mondo interno dell'analizzando, distillato e separato dalla realtà esterna. Riguarda anche il mondo interno dell'analista, e attinge alle sue capacità empatiche, alle sue “sensazioni di pancia”, ai suoi istinti, alla sua consapevolezza del proprio mondo interno. Il training analitico ha fra l'altro lo scopo di aiutare il futuro analista a prendere coscienza del proprio mondo interno, dei conflitti interni e delle proprie reazioni, per imparare a servirsene al meglio nel rapporto con gli analizzandi.
La pressione esercitata dall'esterno su una delle due parti può intralciare il processo analitico. Il presente articolo non prende in considerazione tutti gli aspetti della “penetrazione” a opera della realtà esterna, ma intende trattare in modo specifico i problemi che sorgono quando la pressione è su entrambi, ossia quando la società in cui entrambi vivono è sotto pressione, in una situazione di instabilità e/o di pericolo fisico. In particolare, mi occuperò qui di situazioni di prolungata instabilità e non di traumi in fase acuta. Talvolta non è possibile distinguere le une dagli altri, poiché quello che volgendo lo sguardo indietro appare un periodo di tensione ben delimitato, nel momento in cui si svolgeva sembrava avere una durata indefinita. Così, un uragano o un terremoto che si verificano nel momento previsto e perdurano nella misura prevista dagli esperti, provocano modalità di reazione diverse rispetto a una guerra la cui durata si rivela alla fine quantificabile in un dato numero di giorni, settimane o mesi, ma di cui nel momento iniziale non era possibile prevedere quando sarebbe finita.