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Il termine “metapsicologia” compare per la prima volta sotto la penna di Freud nella lettera n. 87 della sua corrispondenza con Fliess del 13/2/1896 (1887-1904, 201) ove è usato per precisare l'ambito della “psicologia” che lo “occupa incessantemente”. (1) Esso ritorna, circa due mesi più tardi, ancora nella corrispondenza con Fliess (lettera n. 93 del 2/4/1896, 1887-1904, 210), sotto forma di richiesta di udienza “anche per talune questioni di metapsicologia”. In questa stessa lettera, poche righe più avanti, Freud confesserà il suo desiderio giovanile di “conoscenza filosofica” e il sentimento di averlo realizzato con il “passare dalla medicina alla psicologia”. La parola, metapsicologia, riappare poi il 17/12/1896, nella lettera n.113 (1887-1904, 246), dopo aver manifestato la sua contentezza per il fatto che l'amico avrebbe accolto le sue “fantasie”. Ora la metapsicologia è definita la sua “figliuola ideale”, ma anche “quello che più mi fa penare”.
Poco più di un anno dopo, questa espressione ritorna, sempre nella corrispondenza con Fliess, nella lettera n. 160 del 10/3/1898 (1887-1904, 339). In questa occasione viene usata per precisare il senso della “soluzione biologica” dei problemi posti dalla vita onirica. Immediatamente segue l'interrogativo, posto tra parentesi, se sia lecito usare il termine “metapsicologia” per la sua “psicologia che conduce dietro la coscienza”.