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L'annuale Convegno di Lavarone ha anzitutto ricordato il suo maggiore moderatore, Glauco Carloni, che per anni vi ha donato la sua energia di trascinatore e la sua rara qualità di trattare con chiarezza argomenti complessi di grande interesse. Molti ne hanno sentito la mancanza e molti, tra relatori, moderatori e partecipanti, lo hanno citato con affetto e rimpianto, senza mai quel tono ufficiale che a Carloni non era congeniale.
Il pubblico, attratto dall'attualità del tema “Nuove famiglie” e dal buon livello dei precedenti incontri, quest'anno è stato ancor più numeroso e partecipe, grazie anche alla particolare atmosfera di questo piccolo convegno, dove il calendario è ben calibrato e lascia ampio spazio alla partecipazione attiva. Si può dire che quest'anno Lavarone abbia offerto una delle sue edizioni migliori sia per la qualità degli interventi dei relatori, che per il livello sempre informato e vivace del dibattito, facilitato dall'ampio spazio riservato alla discussione. Abbiamo la conferma di come siano infondate le ansie di tanti organizzatori, che troppo spesso infarciscono i calendari in modo che molti congressi non lasciano respirare e rendono impensabile il minimo dibattito. Se i relatori hanno qualcosa da dire e lo fanno in modo colloquiale, il pubblico entra in discussione in modo creativo.
Come è ormai tradizione, l'apertura del Convegno ha visto la presentazione di un libro. Questa volta è toccato a Il padre materno: da San Giuseppe ai nuovi mammi (di Simona Argentieri e Adolfo Pazzagli, per le edizioni Melteni) presentato a un pubblico capace di entrare nel vivo della discussione e di appassionarsi al quesito: le mamme lavorano, possono essere un po' meno disponibili, i padri spesso fanno le mamme, ma chi fa il papà? È una figura desueta? è scomparso? è ormai da cercare solo in certe immagini cinematografiche? Come le immagini che ha offerto la rassegna dedicata al cinema, che comprendeva titoli quasi inediti come il film che ha aperto il ciclo, Pri