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Freud fu affascinato dal carisma di Jean Martin Charcot, ed è anche l'investimento di un potente moto libidico ciò che gli consentì di impadronirsi a fondo e rapidamente del pensiero charcotiano, se è vero che “anche sotto il profilo intellettuale, l'uomo è accessibile solo in quanto è capace di investimenti libidici” (Freud, 1915-17, 594). (1) Ma non fu solo il retaggio di un transfert ciò che gli fece raccontare, ancora a distanza di anni, sempre il medesimo episodio, ogni volta presentato come un ammaestramento fondamentale che non ammette replica. La scena evocata resta ovunque la stessa, quella delle lezioni charcotiane alla Salpêtrière, con in primo piano il Napoleone della neurologia chiamato a rispondere alla obiezione di un esterrefatto interlocutore (Freud stesso?) che, di fronte ad una sconcertante dimostrazione clinica, esclama: “Ma non è possibile, questi fatti sono in contrasto con la teoria!”. Lapidaria la risposta, che davvero suona come un aforisma memorabile: la teoria è buona,