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Cosa vuol dire per lo psicoanalista utilizzare il vertice psicoanalitico in contesti istituzionali diversi, portandosi al di fuori della stanza di analisi? Quanto ampie sono le possibilità di “applicazione” e di estensione dello strumento psicoanalitico?
I contributi raccolti in questo volume rappresentano una vivace e sofferta testimonianza dell'esperienza che alcuni colleghi hanno condotto “fuori casa”, fuori del setting psicoanalitico. Gli Autori hanno organizzato un servizio di counseling per gli studenti, in ambito universitario, inizialmente in un modo volontario e quasi clandestino, in un secondo momento riconosciuto dall'istituzione che ha concesso loro uno spazio, anche se marginale e poco appariscente.
Questa attività è stata seguita con riunioni periodiche di scambio, di riflessione, di fondazione sempre più precisa di un setting rispondente agli scopi che venivano individuati.
Ne emerge una testimonianza che “tocca” il lettore per la messe di fertili pensieri, ipotesi e domande che ne scaturiscono, e anche per le associazioni che vengono alla mente del lettore tra l'itinerario dei giovani studenti universitari e i processi mentali ed emotivi di ogni percorso di apprendimento, incluso il training per diventare psicoanalisti di cui ognuno di noi ha esperienza.
Il gruppo di lavoro che i colleghi sono riusciti a costituire sembra essere stato avviato da alcune riflessioni relative all'insegnamento della psicologia dinamica in università, nel desiderio di scovare un modo per andare oltre il classico approccio accademico, spesso astratto e lontano, e consentire allo studente di sentirsi “davvero presente” (M. Donadio).
L'efficacia del lavoro sembra molto connessa proprio alle riflessioni sviluppate in corso d'opera, che ha consentito ai consulenti un progressivo apprendere dall'esperienza, consentendo loro di stagliare sempre meglio il counseling rispetto alla consultazione diagnostica o alla terapia breve o focale, di individuarne il profilo peculiare.
La prima par