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Una prima evidente caratteristica che contraddistingue il JAPA del 1999 è un fascicolo doppio dal titolo “Between the millennium: Freud and Psychoanalysis”, suddiviso nelle seguenti sezioni: “The basic concepts”, “Freud the person”, “Historical studies”, “Art and aesthetics”.
Introduce le sezioni un lavoro di Steven Reisner (“Freud and psychoanalysis: into the 21th century”), nel quale viene ricostruita convincentemente la presenza, all'interno del Freud radicato nella cultura del '900 - cioè fortemente legato a princìpi scientisti e autoritari, ad una concezione della mente basata su tensioni biologiche alla ricerca di una scarica e ad una psicologia uni-personale -, un Freud in linea con il pensiero post-moderno, se si riflette sul fatto che la psicoanalisi offre gli strumenti per pensare alle nostre modalità di pensiero e per esplorare tutto ciò che viene lasciato (e che noi stessi lasciamo) fuori del discorso cosciente. Essa cioè propone una forma di costante auto-decostruzione, in cui le sue stesse posizioni teoriche vengono poste sotto indagine, scomposte e trasformate. In questo senso la psicoanalisi non coincide con l'elaborazione di una chiave interpretativa secondo un sistema prefissato di significati, ma è un processo di scoperta e di ricerca di un linguaggio per ciò che dell'esperienza umana è inesprimibile.
Si colloca su un vertice diverso il lavoro di Drew Westen (“The scientific status of unconscious processes: is Freud really dead?”), autore del quale i lettori dell'International Journal of Psycho-Analysis ricorderanno i lavori dedicati al contributo della ricerca empirica allo studio delle relazioni oggettuali nei borderline e alla teoria delle motivazioni . In questo articolo l'Autore, attraverso una approfondita disamina delle ricerche sperimentali degli ultimi anni in ambito psicologico, rileva le evidenze a favore dell'esistenza di processi cognitivi inconsci, di processi affettivi inconsci, nonché di processi motivazionali inconsci. Egli conclud