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Il primo numero di questa annata, che inaugura la direzione di Paul Denis che succede a Claude Le Guen, è dedicato alla gelosia o meglio alle gelosie,
ed ovviamente i lavori toccano i problemi del narcisismo, dell'Edipo e soprattutto dell'invidia, domandandosi se, accanto ai poli della gelosia e dell'invidia non si possa pensare ad un terzo polo, ad una gelosia depressiva alla Racamier - in cui intervengano la perdita di sé o dell'oggetto, la melanconia, il masochismo - ma anche ad una funzione strutturante della gelosia.
Proprio su quest'ultimo aspetto si sofferma Ch. Jouvenot affrontando il “Freud geloso”: a suo avviso, la gelosia vissuta nel rapporto con Martha configurerebbe una vera e propria “crisi”, nel senso di una modificazione della organizzazione psichica sottostante, in particolare attraverso l'emergere e la rielaborazione delle identificazioni narcisistiche.
Sempre sui rapporti fra gelosia e narcisismo verte l'articolo di B. Denzer (“Miroir trompeur”), per la quale reazioni esagerate di gelosia possono portare allo scoperto ferite o carenze dell'investimento narcisistico della rappresentazione di sé che non sono necessariamente sinonimo né di un'organizzazione borderline né tanto meno psicotica, collocandosi in una posizione intermedia fra gelosia patologica e gelosia normale o concorrenziale. Con una differenza fra uomini e donne, che l'Autrice intende classicamente: nei primi una tematica melanconica tende ad articolarsi nell'angoscia dell'impotenza; nelle seconde prevarrebbe la caduta dell'investimento del corpo per una fragile integrazione della struttura fallica.
Mentre G. Bonnet (“Avoir l'œuil”) accenna all'intreccio fra la gelosia e la dimensione violenta del vedere, D. Labrousse-Hilaire (“La jalousie en son absence”) si interroga invece sull'assenza della gelosia, per una sua intensa repressione, e quindi sul suo legame con l'omosessualità primaria, fonte potenziale di una insostenibile perdita di limiti e di una temuta intrusione e colonizzazion