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Auspici le verdi ingenue fronde di una teoria di alberi inneggianti alla Sapienza (“Quasi platanus exaltata sum…quasi oliva speciosa in campus…”, Ecclesiaste XIV) che colorano la sobria essenzialità dell'ambiente, si è svolto a Bologna nella sala della Traslazione presso il convento di S. Domenico un Incontro nazionale di studio su “Il contributo della psicoanalisi alla cura delle psicosi”, a cura della Commissione scientifica della SPI.
Il convegno, articolato in tre sessioni - “L'esperienza del Comitato sulle patologie gravi”, chairman S. Bolognini; “Il trattamento della psicosi nella stanza d'analisi”, chairman A. Ferruta; “Il trattamento delle psicosi nelle istituzioni psichiatriche”, chairman L. Rinaldi - testimonia, anche per la presenza dei numerosi colleghi intervenuti, come vitali fronde siano gemmate dalla potatura di una psicoanalisi italiana che, come “associazione piuttosto che come attività dei singoli”, ha tenuto come “marginale” il tema della psicoanalisi delle psicosi. Così esordisce il nostro presidente Fausto Petrella, cui non stridono troppo le parole che si possono leggere sulla parete sopra il suo capo “Ego sum lux mundi”, data l'ampia prospettiva conferita alle sue riflessioni introduttive dalla più che trentennale esperienza come psicoanalista, psichiatra e docente universitario.
Significato dell'incontro - ci ricorda Stefano Bolognini - è appunto riconoscere, confrontare sul piano scientifico e riportare nella SPI il lavoro e la ricerca dei soci che trattano analiticamente queste patologie e/o lavorano nella psichiatria. Già l'istituzione nel 1992, da parte dell'allora presidente Roberto Tagliacozzo, del “Comitato nazionale patologie gravi” e l'attività da esso svolta rispondevano a questo tipo di esigenza, così come i sei gruppi di studio “Patologie gravi” sorti nei Centri della nostra Società.
Come tutte le esperienze nascenti, il gruppo che si ritrova riunito per la prima volta “con un vuoto di storia alle spalle” può godere, almeno per un p