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I quadri clinici d'isteria descritti da Charcot e Freud, nei quali predominavano variegati e mutevoli sintomi di conversione ed attacchi isterici, sembrano misteriosamente essersi eclissati, suscitando numerosi interrogativi e perplessità intorno ai motivi storici e sociali che possono aver determinato simili mutamenti, nonché sulle possibilità di ridefinire la fenomenologia clinica e sulla validità stessa delle ipotesi delineate da Freud. Queste incertezze hanno senza dubbio contribuito a determinare l'abbandono del termine isteria nella nomenclatura psichiatrica americana. Come segnala Gabbard (1994), rivalutando il concetto d'isteria e risalendo alla certificazione di questa eclissi, nel passaggio dal DSM-II (American Psychiatric Association, 1968) al DSM-III (American Psychiatric Association, 1980) il disturbo isterico di personalità era scomparso dalla nomenclatura diagnostica ufficiale della psichiatria americana.
Nella letteratura psicoanalitica il problema è stato posto con diversi accenti. Emblematicamente Donald Meltzer (1978), in modi forse troppo frettolosi e perentori, ha affermato che si può considerare sbagliato tutto ciò che Freud disse dell'isteria, poiché non esiste niente di simile all'isteria nel senso in cui era intesa da Charcot a Parigi o da Breuer a Vienna alla fine del secolo. Diversamente, Eric Brenman (1985) osserva che, mentre in precedenza aveva ritenuto che il concetto di isteria servisse a poco, rappresentava una diagnosi obsoleta, che faceva ormai parte della storia della medicina, successivamente si era reso conto che invece non era possibile ignorarla, poiché nel lavoro clinico, molto di frequente ed in