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Sei psicoanalisti si incontrano per parlare di inconscio. Dovrebbero sentirsi a proprio agio, come topi nel formaggio… e invece non è così. L'inconscio, per la sua naturale immaterialità e inconoscibilità ci sfugge e ci inquieta. Incominciamo per fortuna con del “materiale” clinico portato da uno di noi. Come si esprime l'inconscio? Il paziente porta per lungo tempo immagini visive spezzettate, poi strazianti singhiozzi, poi ha una emorragia dal naso in seduta, che comporta l'intervento dell'analista, una “rottura” del setting, e giunge infine un sogno.
Pensiamo che attraverso le immagini quasi allucinatorie, i singhiozzi, il sangue l'inconscio si presenta, mentre il sogno, violento e misterioso, rappresenta scenicamente l' assassinio dell'analista, che qualcuno gentilmente si presta a seppellire. In questi accadimenti, dunque, vediamo modi diversi in cui l'inconscio si manifesta, ma siamo subito presi da dubbi.
È l'inconscio quello che si presenta in modo tanto frantumato, prima del sogno? O non saranno proprio questi frammenti il segno della mancanza di un contenimento inconscio? Chi lavora con pazienti nevrotici lavora con l'inconscio, ma con gli psicotici non si tratta forse di far diventare inconscio quello che non lo è mai stato o, incontrollatamente, non lo è più? Queste domande sono state uno dei fili conduttori dei nostri incontri.